{"id":113,"date":"2017-04-03T11:44:00","date_gmt":"2017-04-03T09:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/arcipuglia.it\/brindisi\/?p=113"},"modified":"2021-06-24T11:46:12","modified_gmt":"2021-06-24T09:46:12","slug":"il-fenomeno-migratorio-parte-seconda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcipuglia.it\/brindisi\/il-fenomeno-migratorio-parte-seconda\/","title":{"rendered":"Il fenomeno migratorio (parte seconda)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=267:il-fenomeno-migratorio-parte-prima&amp;catid=19&amp;Itemid=157\">Nella prima parte dell\u2019approfondimento<\/a> abbiamo preso in considerazione diverse ricerche che ci permettono di valutare l\u2019entit\u00e0 del fenomeno migratorio. Contrariamente alla percezione comune, i dati dimostrano che solo una piccola parte dei migranti e dei rifugiati sono diretti in Europa. In particolare, l\u2019Italia ne accoglie meno di moltissimi altri Paesi del Vecchio Continente. Nel complesso, la percentuale dei migranti sulla popolazione italiana ed europea \u00e8 veramente minima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sono approfondite le reali cause che spingono le persone a partire, a cominciare dalla situazione di instabilit\u00e0 socio-economica, ai violenti conflitti e le limitazioni delle libert\u00e0 individuali e collettive presenti nei Paesi africani, i cui migranti rappresentano la percentuale pi\u00f9 elevata tra coloro che arrivano sulle coste italiane. Si \u00e8 dimostrato come la proposta di aiuti internazionali si limiti ad essere uno spot elettorale, mentre in politica estera si operi in direzione opposta rispetto a ci\u00f2 che si proclama.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 verificato che solo una piccola parte dei migranti professa la religione islamica (la maggioranza \u00e8 cristiana) e che quindi, anche se nell\u2019incontro tra culture non si vedesse un\u2019opportunit\u00e0 di arricchimento reciproco, i \u2018valori occidentali\u2019 non sono a rischio. Abbiamo osservato che, in realt\u00e0, i migranti delinquono percentualmente meno degli italiani e che, addirittura, gli italiani all\u2019estero sono di pi\u00f9 dei rifugiati presenti sul suolo nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, si \u00e8 potuto concludere che <strong>non c\u2019\u00e8 alcuna invasione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proseguiamo adesso ponendoci un altro quesito che pu\u00f2 far comprendere meglio la situazione reale e quanto la disinformazione, spesso, la faccia da padrona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quanto ci costa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli stranieri contribuiscono al PIL italiano con il loro lavoro per l\u201911%, mentre per loro lo Stato stanzia meno del 3% dell\u2019intera spesa sociale. Uno studio dell\u2019Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico mostra che tra il 2007 ed il 2009 in quasi tutti i Paesi europei le famiglie immigrate hanno versato pi\u00f9 tasse e contributi di quanto abbiano ricevuto in servizi e sussidi. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto prevalentemente a questioni demografiche: la maggioranza dei migranti \u00e8 in et\u00e0 lavorativa e non grava molto sulle casse dello Stato che le ospita, ad esempio sul sistema sanitario e su quello pensionistico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019et\u00e0 media dei lavoratori stranieri \u00e8 di 31 anni, mentre quella degli italiani \u00e8 di 44 anni. Solo nel 2025 gli stranieri pensionati saranno 1 ogni 25, mentre gi\u00e0 oggi gli italiani pensionati sono 1 su 3. Praticamente i sussidi versati dagli immigrati (che ammontano a circa 9 miliardi) pagano le pensioni degli italiani. La presenza straniera contribuisce alle pensioni per invalidit\u00e0, vecchiaia e superstiti (IVS) con un gettito che nel 2015 \u00e8 stato di 10,9 miliardi, mentre i cittadini non comunitari titolari di contributi IVS gravano solo per lo 0,3% sul totale delle pensioni. Nonostante l\u2019aumento fisiologico annuale dei nuovi beneficiari, le proiezioni dimostrano che il differenziale rispetto agli italiani rester\u00e0 elevato ancora per parecchi anni a beneficio delle casse previdenziali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfatiamo un altro luogo comune: i migranti non ci rubano il lavoro. Lo dimostrano ben 27 ricerche pubblicate tra il 1982 ed il 2013; non vi \u00e8 alcun impatto sui salari degli italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggioranza di queste 27 indagini scientifiche che analizzano gli effetti dell\u2019immigrazione sugli stipendi degli autoctoni assegna all\u2019aumento del numero dei migranti un\u2019incidenza media che oscilla tra lo -0,1 e l\u20191: un impatto, cio\u00e8, prossimo allo zero. Secondo gli studiosi, gli effetti non sono negativi perch\u00e9 ciascun lavoratore aggiusta la propria offerta alla situazione. Nel mondo lavorativo \u00e8 sbagliato pensare che si gareggi per un numero finito di posti e che quindi l\u2019arrivo di nuova forza lavoro sottragga opportunit\u00e0. Le dinamiche sono molto pi\u00f9 complesse perch\u00e9 la societ\u00e0 non \u00e8 uno statico monolite ma \u00e8 in continua evoluzione e tramite la specializzazione settoriale, dettata dalle inclinazioni e dalle capacit\u00e0, spesso si riescono a compensare carenze ed aprire nuovi spazi. Senza contare che l\u2019incontro tra realt\u00e0 diverse pu\u00f2 portare a nuove idee e alla creazione di posti di lavoro che altrimenti non sarebbero esistiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei Paesi europei le analisi statistiche riportate dall\u2019Istituto Universitario Europeo mostrano che l\u2019immigrazione e la disoccupazione non vanno di pari passo, ma addirittura si muovono in direzione opposta. I ricercatori spiegano che \u201cun mercato del lavoro che funziona bene crea occupazione sia per i migranti, sia per gli autoctoni che, in molti casi, non sono in competizione diretta\u201d. La Banca d\u2019Italia scrive: \u201cla crescita della presenza straniera non si \u00e8 riflessa in minori opportunit\u00e0 occupazionali per gli italiani\u201d; questo perch\u00e9 ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad ulteriore conferma di quanto si \u00e8 detto, l\u2019Istat mostra come gli immigrati tendano a lavorare in aree differenti da quelle degli italiani. Ad oggi, solo il 6,8% degli immigrati svolge professioni qualificate, mentre il 35,9% \u00e8 impiegato in lavori non qualificati ed il 30% lavora come operaio. I dati evidenziano quanta strada si debba ancora fare per l\u2019inclusione, l\u2019abbattimento delle barriere all\u2019ingresso e ogni forma latente di discriminazione. A sostegno di ci\u00f2, le rilevazioni sulla retribuzione netta mensile, che \u00e8 decisamente inferiore rispetto a quella degli italiani con uno scarto del 28,1% che si allarga ulteriormente tra le lavoratrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisognerebbe dedicare un capitolo a parte al Mezzogiorno, dove la guerra tra poveri, le minori opportunit\u00e0, un salario medio pi\u00f9 basso, la scarsa regolamentazione in alcuni settori e la piaga del lavoro nero rendono la situazione complessiva pi\u00f9 difficile. Problematiche che non hanno certo origine nelle recenti ondate migratorie, ma affondano le loro radici nella storia del nostro Paese, nel Sud come territorio di conquista nel quale le risorse vengono sfruttate ma i benefici vi rimangono in minima parte, nella mancanza di politiche serie per il Mezzogiorno da parte del governo centrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista fiscale, secondo le stime di uno studio della Fondazione Moressa, in Italia, come nel resto d\u2019Europa, i lavoratori stranieri pagano pi\u00f9 tasse rispetto a ci\u00f2 che ricevono come prestazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2016, anche se i cittadini non comunitari sono diventati perlopi\u00f9 lungo-soggiornanti (62,5) senza essere pi\u00f9 costretti a lasciare l\u2019Italia in caso di perdita del posto di lavoro, non ci si trova davanti ad una massa di assistiti. Questo perch\u00e9 \u00e8 maggiore il loro apporto al sistema fiscale italiano, rispetto alla spesa pubblica sostenuta a loro favore: il bilancio \u00e8 di 2,2 miliardi di euro in favore delle casse dello Stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati sono sempre della Fondazione Moressa che, confrontando la spesa pubblica impiegata per gli immigrati (14,7 miliardi) e gli introiti da loro assicurati all\u2019erario (16,9 miliardi), fa emergere come per l\u2019Italia vi sia un utile complessivo di 2,2 miliardi di euro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concentriamoci ora sui costi dell\u2019accoglienza, ambito in cui la disinformazione probabilmente d\u00e0 il proprio meglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accoglienza dei rifugiati dovrebbe svolgersi all\u2019interno del sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), gestito dal Servizio Centrale\/ANCI con fondi del Ministero dell\u2019Interno. Gli enti locali, titolari del progetto, ricevono la copertura finanziaria dal Ministero e assicurano il rispetto di determinati standard di accoglienza. Il sistema SPRAR \u00e8 finanziato dal Ministero per il 95%, che attinge le risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche ed i Servizi dell\u2019asilo, devolvendo agli enti locali, non ai rifugiati, delle somme basate sulla stima di circa 35 euro al giorno, necessari per la gestione del servizio di accoglienza di un migrante adulto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I posti per l\u2019accoglienza ordinaria nel sistema SPRAR sono pochi rispetto alle esigenze reali. Sempre pi\u00f9 spesso il Ministero chiede ai Comuni di individuare nuove soluzioni per decine di richiedenti asilo, scatenando le proteste degli amministratori locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando i posti SPRAR sono insufficienti, come \u00e8 accaduto sistematicamente negli ultimi anni, entrano in gioco i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) per i quali sono valutate tutte le offerte di posti letto, anche quelle provenienti da cooperative, albergatori o altri soggetti privati. Poich\u00e9 l\u2019accoglienza non pu\u00f2 costare pi\u00f9 di 35 euro al giorno per persona, si intuisce che le sistemazioni non saranno in hotel a 5 stelle. Si potr\u00e0 trattare di alberghi dignitosi, non certo lussuosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei bandi indetti per reperire posti CAS, le prefetture offrono la cifra massima di 35 euro per persona al giorno, riservandosi di aggiudicare i bandi col criterio del massimo ribasso. Ai richiedenti protezione internazionale spetta solo il pocket money, cio\u00e8 massimo 2,50 euro al giorno a persona fino ad un massimo di 7,50 euro a nucleo familiare, ed una singola ricarica telefonica di 15 euro all\u2019arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su 146,6 milioni di euro spesi nel 2014 per l\u2019accoglienza, la frazione pi\u00f9 elevata (quasi il 40%) \u00e8 destinata ai costi del personale, cio\u00e8 al pagamento degli stipendi dei lavoratori che operano nell\u2019ambito della protezione e dell\u2019accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I migranti affrontano viaggi lunghi e pericolosi: attraversano mari e deserti in condizioni umanamente inaccettabili, a volte per raggiungere qualcuno che li aspetta o, altre volte lasciando dietro di s\u00e9 parenti, nella speranza di riuscire a provvedere al loro sostentamento economico una volta giunti in Europa. Il cellulare \u00e8 perci\u00f2 indispensabile per comunicare con la propria famiglia; grazie a questo, i migranti hanno la possibilit\u00e0 di scambiare informazioni \u2018di servizio\u2019 sulle rotte ed i rischi che incontreranno nel percorrerle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia e l\u2019utilizzo dei social network sono di vitale importanza nei viaggi dei migranti, come sottolinea uno studio condotto da Open University che sottolinea come la mancanza di informazioni li spinga ad affidarsi a soluzioni illegali e pericolose. Senza dimenticare che solo grazie alle immagini catturate di nascosto, siamo al corrente delle torture a cui i migranti sono sottoposti sia mentre attendono di imbarcarsi e sia una volta stipati nelle stive alla pari di merce, come se la vita non avesse alcun valore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 per questi motivi che il cellulare \u00e8 uno dei primi beni che una persona si porta dietro. Al loro ingresso in una struttura di accoglienza, chi arriva riceve solamente una ricarica telefonica (magari per comunicare ai propri cari che \u00e8 ancora vivo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto pubblicato da SPRAR e Cittalia racconta le storie di rifugiati che hanno sfruttato le proprie conoscenze per avviare nuove attivit\u00e0 commerciali, dalla ristorazione alla sartoria. In molti casi i profughi hanno anche contribuito a valorizzare il territorio ed i suoi prodotti tipici, organizzando start-up agricole e collaborando con cooperative locali. In altri casi ancora, i rifugiati hanno tenuto corsi di lingua gratuiti per italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ambito del progetto \u2018Sulle vene della Puglia\u2019, i rifugiati hanno collaborato con alcune cooperative locali e con il comune di Martina Franca per la promozione turistica nella zona della Valle d\u2019Itria, contribuendo a mappare il territorio per percorsi ciclabili lungo l\u2019Acquedotto Pugliese ed a tradurre in diverse lingue le audio guide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda l\u2019assegnazione di case popolari, ovviamente, tra i criteri non compare la nazionalit\u00e0. I parametri di cui si tiene conto sono il reddito, il numero dei componenti della famiglia, se superiore a cinque, l\u2019et\u00e0 ed eventuali disabilit\u00e0. I migranti, contrariamente a quanto ci viene raccontato, di solito sono svantaggiati perch\u00e9 giovani, in buona salute e con piccoli nuclei familiari poich\u00e9 non ricongiunti. I dati dimostrano che solo una minima parte delle abitazioni messe a disposizione vengono assegnate a cittadini stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, una ricerca dell\u2019Istituto Universitario Europeo mostra come un\u2019Europa senza migranti andrebbe verso un drammatico calo demografico, con conseguente insostenibilit\u00e0 del welfare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da anni la popolazione italiana \u00e8 in diminuzione: si stima che tra il 2011 ed il 2065 \u201cla dinamica naturale in Italia sar\u00e0 negativa per 11,5 milioni e quella migratoria sar\u00e0 positiva per 12 milioni\u201d. La prevalenza dei decessi sulle nascite ed il conseguente bilancio naturale negativo troveranno soltanto \u201cun parziale temperamento nei flussi degli immigrati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo le ultime stime della Commissione Europea, nel 2015 in Europa c\u2019erano quattro giovani per ogni pensionato, mentre nel 2060 ce ne saranno solo due. Gli autori della ricerca dell\u2019Istituto Universitario Europeo scrivono \u201co gli stati europei chiudono le frontiere e accettano di vedere l\u2019Europa pesare sempre meno in un mondo in crescita o si aprono alla migrazione e permettono all\u2019Europa di crescere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, non solo il fenomeno migratorio non grava sulle casse dello Stato avendo un saldo positivo, ma \u00e8 necessario per garantire la sostenibilit\u00e0 del nostro welfare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Luca Ruggiero &#8211; ARCI Brindisi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prima parte dell\u2019approfondimento abbiamo preso in considerazione diverse ricerche che ci permettono di valutare l\u2019entit\u00e0 del fenomeno migratorio. 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