Esattamente due anni fa, il 10 febbraio 2024, venne ritrovato il corpo di Hind Rajab.
Il 29 gennaio 2024, Hind, una bambina di soli 5 anni, si trovava a bordo di una Kia nera insieme a suo zio, sua zia e tre cugini. Stavano cercando di evacuare il quartiere di Tel al-Hawa, a Gaza City, seguendo le istruzioni di evacuazione
I soldati hanno aperto il fuoco sul veicolo. Tutti gli occupanti sono rimasti uccisi sul colpo, tranne Hind e sua cugina di 15 anni, Layan Hamadeh.
Layan è riuscita a contattare la Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS). In una registrazione audio diffusa successivamente, si sentono gli spari che interrompono la chiamata mentre la ragazza urla: “Ci stanno sparando, il carro armato è accanto a me”. Layan è stata uccisa durante quella telefonata.
Hind è rimasta l’unica sopravvissuta, intrappolata nell’auto tra i corpi senza vita dei suoi parenti. È rimasta al telefono con gli operatori della Mezzaluna Rossa per circa tre ore, implorando:
“Venite a prendermi. Ho tanta paura, per favore venite.”
La beffa del “Percorso Concordato”
Secondo la Mezzaluna Rossa, il tragitto dell’ambulanza, era stato coordinato e autorizzato con l’esercito israeliano, come avviene nelle procedure umanitarie minime in zona di guerra. Un via libera che, sulla carta, avrebbe dovuto garantire sicurezza.
Nella realtà, poco dopo aver raggiunto la zona, i contatti sia con Hind che con l’ambulanza si sono interrotti bruscamente.
Per 12 giorni, il destino di Hind e dei soccorritori era rimasto sconosciuto. Solo il 10 febbraio 2024, dopo il ritiro dei mezzi militari dall’area, i familiari e i soccorritori hanno potuto raggiungere il luogo dell’attacco. L’auto di Hind è stata trovata crivellata di colpi. All’interno, il corpo di Hind era ormai in decomposizione insieme a quelli dei suoi parenti. I resti del mezzo di soccorso sono stati trovati a pochi metri di distanza, completamente carbonizzati e distrutti con i resti dei due paramedici.
Inizialmente, l’esercito israeliano (IDF) ha dichiarato di “non essere a conoscenza” dell’incidente. Successivamente, un’indagine interna dell’IDF ha concluso che le proprie truppe non erano presenti nell’area al momento dell’attacco.
Questa versione, tuttavia, è stata smentita pezzo per pezzo da indagini indipendenti condotte da testate come Al Jazeera, CNN e il Washington Post. Le prove — dalle immagini satellitari che mostrano i tank israeliani a pochi metri dall’auto, all’analisi dei resti di un proiettile di carro armato da 120mm di fabbricazione statunitense trovato nell’ambulanza — raccontano una verità opposta.
Hind ha atteso i soccorsi che erano stati approvati e poi distrutti dagli stessi che avevano dato l’autorizzazione. Se un corridoio concordato non protegge un’ambulanza chiaramente identificabile, allora l’accordo è una finzione.
La ridicola pretesa che esistano “zone sicure” o “corridoi umanitari” crolla di fronte alla carcassa carbonizzata di un mezzo di soccorso che aveva ricevuto il permesso di circolare.
“La voce di Hind Rajab”

È un film che colpisce dritto al cuore perché non inventa nulla: tutto quello che vediamo e sentiamo è accaduto davvero. La regista ha fatto una scelta potente e coraggiosa, restando fedele alla realtà in ogni dettaglio e utilizzando le registrazioni originali delle telefonate fatte da Hind alla Mezzaluna Rossa. Sentire la vera voce della bambina che chiede aiuto rende il film un’esperienza fortissima, che non lascia spazio a dubbi. È un racconto onesto e necessario che mostra al mondo, senza filtri, la crudeltà di quella trappola mortale e il fallimento delle promesse di sicurezza.
Simona Francavilla
